Federazione Coldiretti Veneto

Visita il sito Coldiretti Nazionale: www.coldiretti.it

Ricerca nel sito:

Ricerca avanzata

Manifesto Politico





Vedi "Manifesto Politico in .pdf"

 
Il CONTESTO
Il valore dell’export dell’agroalimentare italiano ha raggiunto la soglia dei 41 miliardi. 
Si stima che il cosiddetto italian sounding (o meglio le imitazioni dei prodotti italiani affidati al solo richiamo del logo) ne valga almeno 60.
Crediamo che parte di questo valore possa essere recuperato. 
Serve scacciare il finto made in Italy e sostituirlo con l’autentico made in Italy, a livello nazionale e internazionale.
L’architrave di tutto ciò è costituito dall’etichettatura obbligatoria dell’origine, così come accolta dalla normativa nazionale. A questo proposito è necessario quindi che l’Europa costruisca una norma comunitaria analoga ai decreti italiani (sul latte, riso, grano e pasta) superando le incoerenze attualmente presenti nei documenti in discussione, esito degli interessi lobbistici di vasta parte dell’Europa continentale. Si tratta di pressioni che minacciano il carattere distintivo della nostra agricoltura e dell’agroalimentare italiano.
Contemporaneamente è necessario agire all’interno di una visione organica lungo strade già tracciate che spesso implicano investimenti a bassa intensità, o più semplicemente un nuovo indirizzo politico/culturale.

Nello specifico serve:

·       rafforzare la sovranità alimentare del nostro Paese (dal territorio, alla biodiversità, al patrimonio zootecnico, ai grandi marchi italiani), arginando tutti quegli accordi di libero scambio (vedi CETA, Giappone e il recente Mercosur) che cancellano le nostre identità e annichiliscono le nostre produzioni;
·       tutelare il vero made in Italy a partire dal mercato interno rafforzando la battaglia per la distintività integrale del nostro cibo (produzione agricola e trasformazione tutte italiane), il suo rapporto con la gente,  la sua penetrazione all’interno della filiera enogastronomica, vero moltiplicatore del suo valore fra i milioni di turisti che visitano il nostro Paese;
·       sostenere la presenza e l’offerta del cibo del territorio rafforzando la presenza dei mercati contadini e  vincolando la ristorazione pubblica a corsie preferenziali per le produzioni locali;
·       lavorare a tutte le misure che costituiscono un paradigma sostenibile: sul fronte energetico (biogas, fotovoltaico, biomasse legnose), sul piano dell’economia circolare  e della chimica verde, sul consumo del suolo, sulla ristrutturazione del patrimonio idrico del paese, sull’orizzonte della biodiversità (pensiamo ai bovini “nati e cresciuti in Italia”), in termini di nuovo welfare rafforzando i vettori dell’agricoltura sociale e di comunità, naturalmente ribadendo la chiusura netta agli OGM;
·       accelerare l’insieme dei processi di educazione all’imprenditorialità  e al lavoro in agricoltura integrando compiutamente nella filiera formativa territori e imprese;  il fine è di incentivare il potenziale competitivo dell’intero settore,  massimizzando gli strumenti per l’innovazione.

Tutto ciò ha come ovvia premessa il mantenimento di una linea ferma in Europa contro chi ipotizza tagli dei fondi destinati all’agricoltura (Pac), Irpef, dell’Irap, dell’Imu, del Bonus verde e delle misure di decontribuzione per i giovani imprenditori – hanno consentito al settore agricolo, di rilanciare l’occupazione, anche in questi anni di crisi. Misure “strutturali” certo, ma che per la pluralità delle funzioni espresse dal mondo agricolo – in termini diretti e indiretti – trovano giustificazione e riconoscimento sociale.

LE PROPOSTE COLDIRETTI
Esaurita questa definizione del contesto in cui si colloca l’agroalimentare italiano e le principali note di indirizzo che Coldiretti suggerisce ai decisori pubblici, passiamo alle specifiche proposte che vanno a strutturare il nostro MANIFESTO.
Si tratta di 5 interventi da esaurire nei primi 100 giorni di Governo. Sono misure a costo zero, che tuttavia hanno una rilevanza decisiva, in termini di ricomposizione delle storture della filiera, di dispiegamento del mercato in termini di apertura ed equità, infine di vigorosa accelerazione delle dinamiche virtuose commerciali e produttive. 
La loro acquisizione da parte dei decisori politici porterebbe benefici immediati per i nostri produttori, per le imprese trasformatrici, per i consumatori, per l’intero Paese.

CINQUE PROPOSTE A COSTO ZERO PER I PRIMI 100 GIORNI DI GOVERNO

1.           ETICHETTATURA:LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE
 La Proposta
L’etichettatura obbligatoria con l’indicazione dell’origine della materia prima per tutti i prodotti alimentari ha costituito a lungo il principale obiettivo di Coldiretti.
Attraverso di essa, l’Italia ha dato garanzie di sviluppo ai produttori agricoli e di sicurezza ai cittadini consumatori.
Questa fondamentale chiave di difesa del patrimonio agricolo distintivo del nostro Paese ha contaminato in breve tempo altri sette Paesi dell’Unione Europea che analogamente hanno adottato normative nazionali per l’obbligo dell’etichetta di origine negli alimenti con risultati estremamente positivi per il mercato e per i cittadini.
Tuttavia il regolamento relativo all’indicazione di origine dell’ingrediente cui sta lavorando la Commissione europea, tende a sovvertire gli orientamenti e i decreti approvati dal nostro paese.
Con quattro anni di ritardo - e senza prendere in considerazione le normative sull’etichettatura introdotte da Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania - la Commissione mette i soggetti interessati (imprese, associazioni di categoria, istituzioni, ecc.) di fronte ad una proposta che di fatto cancella l’obbligo e la necessità di indicazione dell’origine.
Il regolamento esecutivo non deve mettere in discussione i decreti nazionali e vanificare il lavoro e i risultati positivi ottenuti dalla sperimentazione con le norme approvate – come già osservato - in diversi paesi europei.
Si tratta evidentemente dell’esito della pressione di interessi lobbistici (nazionali e internazionali) che danneggiano l’agricoltura italiana e rischiano di alimentare l’antieuropeismo.
Cio’ accade a ridosso del recente caso Lactalis (latte in polvere senza l’etichettatura) che ha visto il ritiro di latte contaminato da salmonella in ben 83 Paesi!
Un caso che ha reso evidente che le maggiori preoccupazioni sono determinate proprio dalla difficoltà di rintracciare rapidamente – proprio facendo riferimento all’origine geografica -  i prodotti a rischio, al fine di toglierli dal commercio e scongiurare così pericolose conseguenze per la salute dei cittadini e anche per l’economia, visti gli effetti sui consumi poiché non si riesce a confinare l’emergenza.

LA NORMA
In attesa di un processo di ri-armonizzazione del Regolamento europeo con le normative nazionali, l’Italia si impegna a:
1. Confermare i propri decreti nazionali sull’etichettatura (del latte, del grano e della pasta, del riso, dei derivati del pomodoro) agendo, se necessario, in regime di infrazione;
2. estendere il percorso di etichettatura obbligatoria a tutte le filiere in cui è assente, a partire dall’ortofrutta trasformata e le carni trasformate.

2.           MINISTERO DEL CIBO
La Proposta

Serve un’unica regia e un unico indirizzo per il cibo italiano: è necessaria la creazione di un solo Ministero (come in Francia) che sovraintenda alle politiche del cibo in Italia, a partire dai produttori (agricoltura) per arrivare ai trasformatori, ai distributori e ai consumatori.
Il Ministero deve mantenere tutte le competenze attuali nei settori dell’agricoltura, della multifunzionalità agricola, delle foreste e della pesca.

LA NORMA

1. Al fine di promuovere lo sviluppo del settore agroalimentare nazionale e di razionalizzare e riordinare le competenze afferenti a tale settore attualmente ripartite in capo ai Ministeri ai sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è istituito il Ministero del cibo.
2. Al Ministero del cibo sono trasferite, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, i compiti e le funzioni attribuite al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali dalla normativa vigente nonché i compiti e le funzioni del Ministero dello sviluppo economico relativi alla definizione delle strategie e degli interventi di politica economica per la promozione del settore agroalimentare.

3. La denominazione: «Ministero del cibo» sostituisce, ad ogni effetto e ovunque presente, la denominazione: «Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali».
 
3.           PROCESSI DI SEMPLIFICAZIONE
La Proposta

Il carico per le imprese agricole derivante da processi burocratici distorti costituisce uno dei principali elementi di aggravio competitivo. Parallelamente lo squilibrio fra controlli “giusti” – che fanno dell’agricoltura italiana la più sicura del mondo – e pressione burocratica derivante dalla molteplicità di interventi tra loro non coordinati, finiscono per generare fra gli stessi agricoltori un elemento di malessere nei confronti dell’azione pubblica.

LA NORMA
SEMPLIFICAZIONE E SUSSIDIARIETA’
In riferimento agli iter amministrativi e ai processi di autorizzazione è necessario che lo Stato si concentri prioritariamente sulle sole attività di controllo, valorizzando secondo i principi di sussidiarietà il ruolo di semplificazione dei Centri di Assistenza Agricola, in rapporto diretto con le imprese.
Rispetto alla gestione delle risorse pubbliche (nazionali, regionali e comunitarie) vanno decisamente aumentate le perfomances dello Stato, delle Regioni e degli Organismi pagatori, facendo leva sul ruolo dei Centri di assistenza agricola per velocizzare i processi di erogazione.
TESTO UNICO
Lavorare in tutti settori per una semplificazione normativa “trasversale” secondo il modello già adottato nel settore vitivinicolo con il Testo Unico.
SISTEMA UNICO DI CONTROLLI
Attuare pienamente, come consente la normativa attuale, un sistema unico dei controlli amministrativi. Ciò consentirebbe una minor pressione sulle imprese che lavorano nel rispetto delle regole e controlli più efficienti su coloro che non le rispettano, favorendo il lavoro delle Forze dell’Ordine.
SEMPLIFICAZIONE SUL LAVORO
Razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti connessi alla costituzione e gestione del rapporto di lavoro con l’obiettivo di ridurne drasticamente il numero. Condizione preliminare per la semplificazione è la reale e concreta integrazione tra i sistemi informativi delle Pubbliche Amministrazioni. Serve quindi eliminare tutte le duplicazioni di informazioni oggi esistenti (con l’introduzione del Libretto Unico del Lavoro telematico gestito dal Ministero del Lavoro), e contemporaneamente un più agevole utilizzo delle procedure, con particolare riferimento alla semplificazione della piattaforma informatica dell’INPS per la gestione del lavoro occasionale (“nuovi voucher”), le cui procedure di fatto lo rendono inutilizzabile.

4.           VIA IL SEGRETO SULLE IMPORTAZIONI
La Proposta

La produzione di cibo in Italia e il significativo surplus commerciale legato all’export sono legati in alcune filiere all’esigenza di importare materia prima.
Ciò rappresenta spesso l’occasione per creare fenomeni speculativi che si riflettono pesantemente sul prezzo pagato ai nostri produttori. Accade ad esempio sulle pesche - durante la stagione di raccolta da maggio ad agosto - a causa delle importazioni dalla Spagna; sugli agrumi - dall’autunno alla primavera -  a causa del concentrato di succo d’arancia proveniente dal Sud America e dei prodotti provenienti dalla Spagna e dal Sudafrica; sul grano – nel periodo della trebbiatura - con le importazioni di grano dal Canada trattato con glifosato in pre-raccolta e vietato in Italia perché considerato potenzialmente cancerogeno.
Di fronte ai crescenti casi di allarmismi e scandali alimentari è necessario de-secretare le destinazioni dei flussi di importazione, anche per verificare gli arrivi di prodotti da Paesi che non rispettano norme analoghe a quelle italiane rispetto all’uso di prodotti chimici o alla tutela dei lavoratori.
Occorre inoltre creare un’autorità che vigili sui meccanismi di surrettizio “riscaldamento” dei mercati con la creazione di bolle speculative. 


LA NORMA
Al fine di rendere trasparenti i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per la produzione alimentare, si propone di modificare il d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 recante il riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni rivolta ad escludere il pregiudizio agli interessi pubblici e agli interessi economici e commerciali delle imprese conseguente all’accesso civico di documenti e informazioni riguardanti l’origine geografica di prodotti destinati a fasi successive di lavorazione di filiera.
Si propone, quindi, di chiarire le competenze delle amministrazioni interessate precisando le modalità di accesso ad apposite banche dati.
Inoltre, è opportuna la istituzione di un Garante per la sorveglianza dei prezzi nel settore agroalimentare, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
1. All’articolo 5-bis del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33, dopo il comma 2 è inserito il seguente: “2-bis. Nel caso di richiesta di informazioni, documenti o dati riguardanti l’origine geografica dei prodotti alimentari e delle materie prime agricole non può essere rifiutato l’accesso in ragione degli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica ai sensi dell’art. 5-bis, comma 2, lett. c)”.
2. E’ istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il Garante per la sorveglianza dei prezzi nel settore agroalimentare che svolge la funzione di monitorare l’andamento dei prezzi dei prodotti agricoli al fine di contrastare fenomeni speculativi anche tenuto conto dei flussi anomali di prodotti importati o oggetto di scambio intracomunitario sul territorio nazionale. Il Garante, anche su segnalazione delle associazioni dei consumatori e delle associazioni di rappresentanza degli imprenditori agricoli, qualora in esito all’attività di monitoraggio ravvisi anomalie nell’andamento in calo dei prezzi agricoli effettua circostanziate segnalazioni all’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, agli organi di polizia tributaria nonché all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da emanarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, si provvede alla disciplina delle funzioni e dei compiti del Garante di cui al precedente comma 4.

5.           LEGGE SUI REATI AGROALIMENTARI
La Proposta

Chi pecca contro il cibo pecca contro i nostri figli: via libera quindi alla legge sui reati nel settore agroalimentare.
L’attuale normativa che sanziona chi a vario livello commette frodi, reati, adulterazioni nel settore agroalimentare, appare del tutto inadeguata alla gravità percepita e reale dei fenomeni.
E’ necessario adeguarla per corrispondere al sentire profondo dell’opinione pubblica e per frenare l’estendersi di aspetti malavitosi (di matrice nazionale e internazionale) in uno dei settori produttivi chiave del paese.

LA NORMA
L’approvazione del disegno di legge recante “Nuove norme in materia di reati agroalimentari” da parte del Consiglio dei Ministri al termine della XVII Legislatura (1 dicembre 2017) suggerisce una immediata riproposizione dell’iter di approvazione definitiva al fine di rendere effettivo il quadro normativo presentato dalla Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare, istituita presso l’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia con decreto ministeriale 20 aprile 2015.
La riforma dei reati in materia agroalimentare si pone come necessaria a fronte di una evoluzione delle fattispecie di frode e contraffazione che non trovano nell’attuale codice alcun tipo di risposta deterrente efficace.
La rilevanza che assumono le caratteristiche intrinseche degli alimenti ha suggerito la necessità di operare una distinzione tra contraffazioni dei prodotti industriali che riguardano propriamente i casi di violazione dei titoli di proprietà industriale e contraffazioni dei prodotti alimentari che comportano un’alterazione delle caratteristiche intrinseche dell’alimento, non sempre percepibile dal consumatore e pertanto più insidiosa sul piano dei rischi per la salute.
La previsione della fattispecie di agropirateria rappresenta una chiara ed evidente risposta ai profili evolutivi che la contraffazione ha raggiunto negli ultimi tempi per effetto della globalizzazione, consentendo di punire anche quelle condotte che, pur non presentando i caratteri propri dell’associazione per delinquere, siano socialmente allarmanti sotto i profili organizzativi e seriali.