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13/11/2018 - N.

MEETBULL UN PROGETTO REGIONALE PER LA PRODUZIONE DI CARNE 100% ITALIANA. COLDIRETTI: UNA SFIDA CHE TUTELA IL CONSUMATORE E SOSTIENE GLI ALLEVATORI VENETI

13 novembre 2018 - “La sfida del progetto MeetBull è garantire la produzione di carne tutta italiana ai consumatori”. Ha esordito così il direttore di Coldiretti Veneto Pietro Piccioni in apertura dei lavori dell’incontro che precede il convegno di Venerdi 16 novembre prossimo ad Agripolis polo universitario di Legnago organizzato dall’Arav. In quella giornata saranno diffusi i risultati dell’iniziativa durata quattro anni sostenuta dalla Regione Veneto e realizzata insieme ad Unicarve con Azove in collaborazione con l’Università di Padova e la sezione DAFNAE . L’idea è selezionare il seme per migliorare la genealogia delle razze attraverso una procedura assolutamente naturale. “Con questa iniziativa possiamo dare un taglio alla dipendenza francese – ha commentato Daniele Salvagno presidente di Coldiretti Veneto - spesso è proprio dall’Oltralpe come dai Paesi dell’Est che arrivano i bovini stranieri per poi essere macellati in Italia. L’etichetta obbligatoria rivela tutto e lascia la libertà di scelta negli acquisti, Coldiretti però vuol fare di più: puntare ad una  produzione regionale di assoluta qualità, assicurando bistecche, fettine e tutti i vari tagli a kmzero”.
“In merito non possiamo non considerare il dato nazionale – ha detto Salvagno –  con il 45% dei consumatori che privilegia la carne proveniente da allevamenti italiani, il 29% che sceglie carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine. Con un balzo del 20% nel numero di animali di razze storiche italiane allevati negli ultimi 20 anni sulla base delle iscrizioni al libro genealogico il Veneto si presenta con quasi 3.500 stalle da latte e qualche centinaio di allevamenti da carne importanti dove si concentrano 760mila capi all’anno. La domanda di qualità e di garanzia ha portato – sottolinea la Coldiretti – ad un vero boom di razze storiche che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono tornate a ripopolare le campagne dagli Appennini alle Alpi”.
“Attraverso la rimonta interna delle vacche da latte utilizzando il seme sessato si aumenta la possibilità di allevare bovini anche da carne assolutamente certificati 100% Made in Italy – ha introdotto Floriano De Franceschi presidente dell’associazione regionale allevatori veneti capofila dell’iniziativa. Nell’accordo MeetBull ogni partner ha il suo ruolo: ad Arav compete il coordinamento oltre che seguire il processo dalla fecondazione alla nascita fino al centro di raccolta, l’Università di Padova e il dipartimento competente svolgono attività di analisi, ricerca e sono a tutti gli effetti responsabili scientifici del progetto, UNICARVE e AZOVE (le altre due realtà associative regionali di comparto) vigileranno dallo svezzamento all’ingrasso fino alla macellazione che vedrà coinvolti anche società private e leader con forti legami con la distribuzione come il trevigiano Colomberotto Carni di Qualità. In platea tra gli intervenuti anche Filippo Andretta per la Cereal Agricola Torviscosa e i rappresentanti della proprietà Visentini di Porto Viro. Nell’anticipare i risultati della fase sperimentale durata quattro anni e appena conclusa il professor Riccardo Negrini direttore tecnico Aia nonché docente della Cattolica di Piacenza, ha introdotto alcuni numeri:  271 aziende zootecniche coinvolte, 1651 i capi selezionati Charolaise e Meticcia Italiana che sono stati alimentati come i soggetti MettBull e oggetto di analisi comparate. “Confortante dire che, grazie a tutto questo,  allo stato attuale esiste un registro anagrafico dei meticci –ha precisato- e che sono stati delineati i parametri qualitativi delle carni, oltre che valutato i modelli gestionali adottati nella conduzione degli allevamenti”. Dal punto di vista nutrizionale – ha ripreso Giovanni Bittante dell’ateneo patavino -  è stato verificato l’azzerato apporto di ferro EME, cosi da tranquillizzare l’OMS – ha ironizzato -  il giusto valore di colesterolo e l’idrossiprolina portatore di collagene nella muscolatura”. “Ringraziando la Regione Veneto che ha promosso questo percorso, possiamo ammettere che i risultati vanno nella direzione di una svolta per il settore che in termini di pregio– hanno detto i rappresentanti di tutte le sigle presenti -  assicurano il consenso degli imprenditori agricoli in fatto di reddito aziendale, tutelano i cittadini nella provenienza e origine controllata lungo tutta la filiera e, di non poco conto, contribuiscono a salvare il patrimonio zootecnico regionale”.