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09/11/2018 - N.

SAN MARTINO: IL BILANCIO DI COLDIRETTI VENETO DELL'ANNATA AGRARIA, VINO AL TOP, OLIO IN RIPRESA, FRUTTICOLTURA GIU’. I CAMBIAMENTI CLIMATICI SEGNANO L’INTERO SETTORE

9 novembre 2018 - Anche nel 2018 le variazioni climatiche hanno fatto sentire i loro effetti nelle campagne venete. A fare peggio delle avversità atmosferiche solo i trattati internazionali, spesso spregiudicati, che mettono a dura prova il Made in Italy e il lavoro degli agricoltori italiani. Il bilancio dell’annata agraria è  tracciato da Coldiretti Veneto, in occasione della tradizionale ricorrenza di San Martino che segna la conclusione delle attività agricole e il momento di celebrazione della Giornata del Ringraziamento in tutta Italia. Il comparto cerealicolo dalle grandi colture come soia e mais legate presenta le difficoltà tipiche del settore che vanno ascritte più che all’andamento meteo, ai prezzi bassi e calanti nel tempo. La barbabietola paga lo scotto di una politica europea tranciante e, pur rilevando la presenza di uno dei due zuccherifici ancora in funzione, il settore è in crisi sia per il prezzo ai minimi dello zucchero che per la pressione esercitata dalle importazioni dall’estero, le stesse che segnano la produzione di riso, nella nostra regione anche blasonato.” Le alleanze con i consumatori, la sensibilizzazione delle istituzioni e l’appoggio dei politici non fermano la massificazione nell’agroalimentare – spiega Coldiretti – ma l’impegno dell’associazione va nella direzione opposta attraverso la vendita diretta in azienda o nei mercati di Campagna Amica diffusi su tutto il territorio.  L’educazione al consumo critico indirizza gli acquisti dei cittadini che forse non hanno preso coscienza totale della grande responsabilità manifestata nell’atto di fare la spesa scegliendo prodotti tipici, freschi e di qualità.”.
Il clima ha condizionato il proliferare di insetti alieni: le cimici asiatiche hanno procurato danni per 90 milioni di euro alla frutticoltura. Se originariamente le province più colpite erano Padova e Rovigo, non sono state risparmiate Treviso, Venezia e neppure Verona dove più si concentra la produzione di frutta. Le rilevazioni sul territorio segnano perdite nella media del 40% per la soia, del 30% per l'orticoltura. Le punte massime riguardano il pero con percentuali fino all'80%; melo, pesche e nettarine contano perdite di raccolto attestate intorno al 40% e al 35% per il kiwi.
In controtendenza l’olio. La superficie regionale coltivata ad olivo, secondo i dati di Veneto Agricoltura, è leggermente cresciuta (4.980 ettari, +0,4%), in virtù dell’entrata in produzione degli impianti messi a coltura negli anni precedenti. Verona si mantiene stabile con 3.530 ettari così come Vicenza (560 ettari), mentre Treviso (465 ettari) e Padova (415 ettari), mentre Treviso (465ha, +3,3%) e Padova (415 ha, +1,2%), fanno segnare dei leggeri incrementi.
Come confermano gli ultimi dati Istat relativi al secondo semestre 2018, il Nord-Est è l’area dove le esportazioni crescono di più (+3,8%), con il Veneto che gioca un ruolo chiave soprattutto all’interno dell’Unione Europea. Protagonista assoluto è il settore agroalimentare che conferma la regione prima in Italia in termini di fatturato, con una quota di 6,6 miliardi di euro nel 2017 e una crescita del 37% negli ultimi cinque anni. Il vino è la voce che più esalta questi numeri: l’80% della produzione è a denominazione.
Il sorpasso della Puglia che secondo le previsioni di Assoenologi dovrebbe avvenire in termini di produzione di vino nel 2018 (11,9 milioni di ettolitri contro i 10,3) non preoccupa i viticoltori che hanno definito questa appena conclusa la vendemmia del riscatto con un’ipotesi di un +22% rispetto alla scorsa annata. Un primo consuntivo delle uve precoci conferma il balzo in avanti. Chardonnay e Pinot e poi il Glera di pianura e collina e a seguire i rossi Merlot e Cabernet. Raboso Piave e il Veronese hanno chiuso le operazioni di raccolta ad ottobre. Da considerare anche i vitigni autoctoni come la Garganega e la Durella performanti e sempre più coltivati dai giovani imprenditori. Le recenti avversità climatiche che hanno interessato la Valpolicella, a primo avviso preoccupanti per i rossi di Verona, non hanno poi inciso sulla produzione di ottimo Amarone e Ripasso. Coldiretti  mette in campo alcune sfide per il Veneto come leader della ricerca e del territorio vocato alla sostenibilità ambientale. E’ questo il comune denominatore che unisce cinquanta soggetti privati e non in una “Rete Bio Innovativa”. E’ stata e lo studioIl regionale . Il comparto lattiero-caseario ha subito nel corso dell’anno una flessione nelle quotazioni del latte, tuttavia, alcuni segnali di ripresa ci sono ma occorre puntare su produzioni a denominazioni sempre più sostenibili e, perciò, in grado di essere valorizzate al meglio sui mercati. La carne bovina ha mantenuto, tutto sommato, il buon livello dei prezzi dell’anno scorso, consentendo agli allevatori di traguardare il futuro in modo meno incerto; anche per questo comparto serve una maggiore diversificazione dell’offerta e una accentuazione della sostenibilità della produzione. Il comparto avicolo è per fortuna uscito dalla crisi produttiva causata dall’influenza aviaria, attraverso una consapevole gestione del problema e adeguate misure di accompagnamento sostenute dal PSR che hanno consentito un ulteriore passo in avanti dal punto di vista del benessere degli animali, con passaggio a forme meno intensive e in diversi casi al metodo biologico. Strumento importante per la leva competitiva per gli under 40 è il Programma di Sviluppo Rurale che gestisce, dal 2015 al 2017, ha finanziato circa 1000 primi insediati e altrettante imprese che intendono migliorare le strutture investendo sul benessere animale, sulla riduzione dell’impatto ambientale, ma anche sulla riscoperta di antiche vocazioni come la pastorizia e la bachicoltura.